Rubrica a cadenza settimanale, ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri e ha lo scopo di presentare, ad ogni appuntamento, l'incipit di un libro - già letto, in lettura o da leggere - in modo da capire se il libro possa o meno fare per noi.
Buongiorno lettori,
Oggi vi propongo un pezzo di prologo di un libro che muoio dalla voglia di leggere *o*
- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria;
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe);
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato.
Ero soltanto una ragazza.
Venni alla luce come Ava Wilhelmina Lavender il 1° marzo 1944, a Seattle, in una notte particolarmente limpida. In seguito la mia nascita sarebbe stata ricordata per l’effetto che ebbe sugli uccelli della via dove abitavo: Pinnacle Lane. Mentre la giovane madre era in preda al travaglio, i corvi presero a raccogliere minuscoli noccioli di ciliegia con il becco e a gettarli contro le finestre della casa. I passeri si posavano sulla testa delle donne strappando ciocche di capelli da intrecciare ai loro nidi. Gli uccelli notturni si radunavano nei prati a mangiare chiassosamente, le grida delle loro prede in tutto e per tutto simili a quelle di mia madre. Al crepuscolo, subito prima di scivolare in un sonno profondo con l’aiuto di un’infermiera e di una siringa, mia madre spalancò gli occhi e vide enormi ali calare dal soffitto e sfiorarle il volto con le loro estremità di seta.
Appena nata, le infermiere mi portarono fuori dalla sala parto per esaminare un particolare che in seguito fu definito, su un’anonima cartella clinica, semplicemente come una «lieve anomalia fisica». Di lì a poco una folla di devoti si radunò alla luce delle finestre dell’ospedale, reggendo candele e cantando inni di lode e di timore. E tutto perché alla nascita avevo aperto gli occhi e poi spiegato le mie ali screziate, avvolgendomele intorno come un soffice guscio.
Almeno così pare.
8 febbraio 1941
Lunedì 2 febbraio, ore 7.45
Sulla sponda del fiume giace un corpo senza vita. La foresta lo osserva. Nubi dorate vagano nel cielo rosato, corvi sfrecciano tra gli alberi. Pini e cedri incombono scuri sul cadavere come spettatori morbosi, mentre nell’erba selvatica minuscole creature viventi strisciano attorno al suo volto, impazienti di mangiarlo e restituirlo alla terra. Il brusio che emettono si confonde col rumore del vento, con le grida degli uccelli e il ruggito del fiume che ne laverà via le ossa. La natura è affamata. È pronta a riprendersi ciò che l’uomo le ha rubato vivendo.
Durante la nostra prima seduta, Gwen non avrebbe potuto essere più esplicita: dovevo smetterla di leggere libri su donne o di donne che si erano uccise.
Titolo: Half Lives
Se quel giorno mi aveste chiesto se fossi in grado di mentire, tradire, rubare e uccidere, vi avrei risposto ‘assolutamente no’. Ho raccontato delle bugie innocue ai miei genitori per impedire di mettermi nei guai. E, certo, ho preso in prestito qualche risposta per il test di chimica da Lola. (Chi se ne importa se U sta per uranio e che il suo numero sulla tavola periodica è il novanta-due?!) Ho anche preso in prestito da un supermercato un Kit-Kat quando avevo 7 anni, ma non ho mai ucciso. Non è possibile.
Titolo: Mind Game
Il mio vestito è nero e mi pure, lo odio. Vorrei togliermelo di dosso e prendere a calci zia Ellen per avermelo fatto indossare. Ed è corto, le mie gambe si allungano troppo sotto l’orlo. Non l’ho indossato mai in due anni, da quando avevo nove anni, lo odiavo, e lo odio anche adesso.
Titolo: Thirteen Days to Midnight
Titolo: Aristotle and Dante Discover the Secrets of the Universe
Titolo: The Glimpse (The Glimpse, #1)
Titolo: Once a Witch (Witch, #1)
Sono nata nella notte di Samhain, quando le barriere tra i mondi è sottile e quando la magia, l’antica magia, suona il suo canto dolce e inebriante a chiunque lo voglia ascoltare. Mia madre ha lottato tutta la notte, e quando finalmente mi ha portato alla luce, mia nonna aleggiava su di me, torcendo le sue dita in forme misteriose, mormorando parole in una lingua che solo lei conosce.
Resta così poco tempo.
[...]
C'erano solo due categorie di persone nella nostra cittadina: gli stupidi e gli ingabbiati. Così mio padre aveva affettuosamente classificato i nostri compaesani. «Quelli che sono costretti a restare o sono troppo stupidi per andarsene. Tutti gli altri trovano una via d'uscita.» Era chiaro a quale categoria appartenesse lui, ma non avevo mai avuto il coraggio di chiedergli perché. Mio padre era uno scrittore e noi vivevamo a Gatlin, Carolina del Sud, perché gli Wate erano lì da sempre, da quando il mio bis-bis-bis-bis-bisnonno, Ellis Wate, aveva combattuto e perso la vita sull'altra riva del fiume Santee, durante la Guerra Civile.
Non posso più tornare indietro. Proseguo lungo il corridoio stretto. Divoro i pochi gradini che mi separano dalle quinte. È tardi per un ripensamento.
Se qualcuno mi avesse detto che la mia vita sarebbe cambiata in un momento, sarei scoppiata a ridere. Dalla beatitudine alla tragedia,
dall'innocenza alla rovina? Ma per favore.
[...]




















